Fu tra le morbide colline del Chianti, rese nobili da viaggiatori inglesi che nel XIX secolo erano in viaggio per ammirare i tesori del rinascimento, che venne fondato più di 70 anni fa uno dei primi Club italiani. Il viale di cipressi che costeggia la buca numero 1 funge da porta d’ingresso ad un mondo ovattato, lontano dalla caotica città di Firenze, congestionata ormai da migliaia di visitatori che ogni giorno arrivano per ammirarla. La clubhouse è di gran classe, con arredi in legno che ricordano lo stile dei più prestigiosi club britannici, ai quali la politica del club chiaramente si ispira.

Il contesto paesaggistico è grandioso, la vista sulle colline è a perdita d’occhio e la vegetazione ai lati delle buche, fatta di pini marittimi, cipressi e altri alberi decidui tipici della zona rendono l’esperienza indimenticabile.

I passi da gigante fatti dalla tecnologia delle attrezzature hanno reso il campo, praticamente mai più modificato dopo il primo disegno (a parte il recente rifacimento dei green), abbastanza corto, se confrontato con i percorsi di concezione più moderna. Il campo rimane comunque un test abbastanza impegnativo, in quanto la posizione sopraelevata di molti green rende necessaria un’estrema accuratezza nei colpi di approccio. Caratteristica, questa, che salta subito all’occhio nelle prime buche del percorso, soprattutto alla 2 e alla 3. Dalla 4 fino alla 6 il livello di gioco richiesto per chiudere le buche con buoni punteggi si eleva sensibilmente. La 4, un par 3 di 200 metri e la 5, un par 4 di 400 metri sono le buche più lunghe del percorso. La 6 è un par 5 in discesa di media lunghezza, ma stretto dalla piante e il fuori limite sulla destra. Più facili le successive tre buche, anche se un pino marittimo, proprio davanti al green della 7, rende l’approccio un vero e proprio rebus.


Un po’ con meno carattere le seconde 9 buche, progettate nella parte della proprietà meno ondulata dal punto di vista morfologico, non rendono il confronto con la prima parte del percorso. Da notare esclusivamente la buca 18, caratterizzata da un dogleg a 90 gradi a circa 200 metri dal tee, delimitato al suo interno e al suo esterno da un rigoglioso bosco. Sono da notare i fairway, spesso in pendenza, così da rendere necessario regolare il proprio stance per raggiunger i bersagli.


I green, così come da tradizione nei campi di qualche anno fa sono in genere di dimensioni ristrette, mettendo ancora più difficoltà nei colpi d’approccio. Le pendenze non risultano tuttavia estreme, rendendo il putt un colpo messo quasi mai sotto pressione. Gli ostacoli d’acqua sono totalmente assenti, caratteristica molto apprezzabile in quanto specchi non conformi al paesaggio delle colline chiantigiane. I bunker, praticamente assenti all’altezza delle landing area dei tee shot, sono quasi tutti posizionati nelle vicinanze dei green e, nonostante un recente restauro, non sono affatto profondi; avrebbero bisogno di avere un disegno un po’ più raffinato per poter essere inseriti nello splendido contesto che abbiamo già decantato.

Il GC Ugolino è da considerare uno dei migliori percorsi della regione Toscana, potrebbe essere sicuramente nella top 10 italiana, se le seconde 9 buche avessero lo stesso livello estetico e di gioco delle prime. E’ da ricordare infine che quando per l’unica volta fu scelto come sede dell’Open d’Italia nel 1982, fu teatro di una sfida epica tra alcuni dei più grandi golfisti del tempo, come Severiano Ballestreros e Bernard Langer, che si concluse con un emozionante playoff vinto da quest’ultimo.