Il contesto paesaggistico è grandioso, la vista sulle colline è a perdita d’occhio e la vegetazione ai lati delle buche, fatta di pini marittimi, cipressi e altri alberi decidui tipici della zona rendono l’esperienza indimenticabile.
Un po’ con meno carattere le seconde 9 buche, progettate nella parte della proprietà meno ondulata dal punto di vista morfologico, non rendono il confronto con la prima parte del percorso. Da notare esclusivamente la buca 18, caratterizzata da un dogleg a 90 gradi a circa 200 metri dal tee, delimitato al suo interno e al suo esterno da un rigoglioso bosco. Sono da notare i fairway, spesso in pendenza, così da rendere necessario regolare il proprio stance per raggiunger i bersagli.
I green, così come da tradizione nei campi di qualche anno fa sono in genere di dimensioni ristrette, mettendo ancora più difficoltà nei colpi d’approccio. Le pendenze non risultano tuttavia estreme, rendendo il putt un colpo messo quasi mai sotto pressione. Gli ostacoli d’acqua sono totalmente assenti, caratteristica molto apprezzabile in quanto specchi non conformi al paesaggio delle colline chiantigiane. I bunker, praticamente assenti all’altezza delle landing area dei tee shot, sono quasi tutti posizionati nelle vicinanze dei green e, nonostante un recente restauro, non sono affatto profondi; avrebbero bisogno di avere un disegno un po’ più raffinato per poter essere inseriti nello splendido contesto che abbiamo già decantato.
Il GC Ugolino è da considerare uno dei migliori percorsi della regione Toscana, potrebbe essere sicuramente nella top 10 italiana, se le seconde 9 buche avessero lo stesso livello estetico e di gioco delle prime. E’ da ricordare infine che quando per l’unica volta fu scelto come sede dell’Open d’Italia nel 1982, fu teatro di una sfida epica tra alcuni dei più grandi golfisti del tempo, come Severiano Ballestreros e Bernard Langer, che si concluse con un emozionante playoff vinto da quest’ultimo.